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La prima volta nel Mio dungeon

La prima volta nel Mio dungeon
Stasera non voglio niente di dolce.
Voglio silenzio, precisione, e un corpo che esista solo per Me.
Mi aspettava davanti alla stazione SNCF, esattamente in orario. Buon punto.
Quando sono scesa dall’auto, si è fatto avanti e Mi ha baciato la mano. Sguardo basso. Silenzioso. Non ho detto niente. Ho aperto lo sportello posteriore e gli ho fatto segno di sedersi.
« Spegni il telefono. »
Poi l’abbiamo messo in una busta di alluminio per bloccare le onde. Ha obbedito. Tengo Io la busta. La riprenderà alla fine.
Gli ho messo gli occhiali opachi. Poi Mi sono seduta accanto a lui, dietro.
Ho fatto cenno all’autista. Il tragitto è durato meno di cinque minuti. Lui non ha parlato. Io nemmeno.
Davanti al dungeon l’ho aiutato a scendere. L’autista è rimasto in macchina.
Una volta dentro, ho tolto gli occhiali. Mi ha teso la busta. L’ho presa senza una parola.
« Nudo. »
Ha obbedito. Mi sono seduta nella poltrona di pelle, gambe incrociate, casquette calata. Il lattice luccicava sotto la luce radente.
L’ho lasciato in ginocchio diversi minuti. Solo il suono del suo respiro e lo scricchiolio leggero della Mia tuta quando Mi muovevo.
Poi Mi sono alzata. L’ho fatto sdraiare sulla schiena, sul tappeto. Mi sono avvicinata, ho messo un piede da ogni lato della testa, e Mi sono abbassata piano.
Il Mio sesso ha sfiorato le sue labbra. Ha inspirato. Mi sono seduta.
Tutto il Mio peso. Le mani lungo il corpo, come esigo. Non si muoveva. Non riusciva più a respirare bene. Ho aspettato.
Quando le dita hanno cominciato a contrarsi, Mi sono alzata appena per lasciargli un respiro. Poi sono ridiscesa. Ancora.
« Stasera esisti solo per questo. »
Ho slittato una mano nei capelli, gli ho premuto il viso contro di Me, e ho cominciato a muovermi. Piano prima. Poi più ferma. Lecchiava. Soffocava. Continuava.
A un certo punto ho sentito che perdeva il controllo. Mi sono fermata. Mi sono alzata e l’ho guardato. Viso lucido, occhi vitrei.
« Non godi. Non stasera. »
Sono tornata. Questa volta più a lungo. Abbastanza perché capisse che il Mio piacere non aveva niente a che vedere con il suo.
Quando ho deciso che era finita, Mi sono alzata di colpo. Mi sono asciugata con calma con un guanto. Poi Mi sono riseduta in poltrona.
« Riordini. Ti rivestiti. Aspetti. »
Ha obbedito in silenzio.
Stasera non ho quasi parlato. Bastavano il lattice, il peso, il controllo.

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